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Arturo Calzona
Suzzara, 2008

 

Conosco Grazia da molti anni e so che il suo rapporto con la pittura nasce da molto lontano, forse dal fatto che è originaria di Luzzara, patria con Cesare Zavattini  della pittura naïf, ma più probabilmente dal fatto che suo padre aveva un amore per la pittura che è continuata per molti anni. In realtà tali elementi aggiunti ad una naturale abilità per il disegno avrebbero dovuto portarla alla pratica della pittura ben prima di quanto è avvenuto. Con molta probabilità la sua professione di insegnante Le ha impedito per lungo tempo di compiere il passo decisivo, di passare da una pratica del disegno su piccoli fogli di carta con matite o pastelli colorati, alla tela con colori ad olio. La tela, l’uso del pennello e dei colori rappresentava per Grazia un limite, che allora era difficile superare, perché quel tipo di lavoro implicava un passaggio importante:da un rapporto individuale e un piacere personale, “riservato”a se stessa, era necessario pervenire ad una dimensione pubblica, ad un confronto con gli altri e soprattutto implicava il dovere mostrare agli altri il proprio modo di essere, i propri pensieri più reconditi.“Svelarsi” è difficile per tutti e non è casuale che solo dopo avere abbandonato la sua funzione di insegnante,libera, per così dire, da impegni istituzionali, abbia deciso di compiere il grande salto. Chi vuole leggere correttamente le opere di Grazia, deve tenere sicuramente conto di tutte queste componenti,che peraltro sono ancora presenti nel suo modo di usare i colori e nel suo modo di costruire un quadro. Nell’uso monocromo del colore c’è una certa riservatezza che diventa delicatezza, i suoi quadri difficilmenteaggrediscono chi li guarda, sono piuttosto un invito ad entrare in dialogo con Lei con calma e pacatezza. Ma c’è anche un altro aspetto che deve essere sottolineato:il quadro per Grazia è sempre un progetto e un progetto è un atto di riflessione, un momento in cui il pensiero– il logos – deve scandagliare diverse ipotesi e sapere tenere in debito conto anche che la pittura è un linguaggio con una sua lunga storia. Osservando infatti alcuni quadri che hanno origine da forme geometriche e che potrebbero fare pensare a un riferimento alla tradizione futurista o cubista si comprende come tutto sia stato calcolato e progettato rigorosamente,ma si capisce anche come i vecchi tentativi di “imitare” Cezanne o altri pittori Le abbiano fatto capire che dipingere è un modo complesso e particolare di comunicare con gli altri attraverso un linguaggio che possiede un codice linguistico stratificato nel tempo e nella storia della cultura, un codice che non può essere facilmente messo da parte e licenziato in nome di una gratuita libertà di espressione esclusivamente gestuale.

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