Grazia Badari

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Di me si scrive...


 

critica1

Prof.re Arturo Calzona, Docente di Storia dell’Arte presso l’Università di Parma

Nell’uso monocromo del colore c’è una certa riservatezza che diventa delicatezza, i suoi quadri difficilmente aggrediscono chi li guarda, sono piuttosto un invito ad entrare in dialogo con Lei con calma e pacatezza. Ma c’è anche un altro aspetto che deve essere sottolineato: il quadro per Grazia è sempre un progetto e un progetto è un atto di riflessione, un momento in cui il pensiero – il logos – deve scandagliare diverse ipotesi e sapere tenere in debito conto anche che la pittura è un linguaggio con una sua lunga storia.

 

 

 

 

critica2

Roberta Peccini, galleria d’arte contemporanea 2E Suzzara

Alcuni quadri svelano aspetti o linee compositive proprie del ritratto. Sono linee che vagano nello spazio e danno vita a forme plastiche, a varchi impercettibili, a respiri verso spiragli di luce. Sono “ PAESAGGI INTERIORI” intimi e non sempre facili da leggere all’istante, ma che,quali pagine semidischiuse ,si lasciano dispiegare sottovoce.

Le linee compositive di queste tele, che sono sempre progetti –studio, unite alle leggerezza dei colori, sono alla ricerca della trasparenza e della luce,  aeree e ferme nello stesso tempo.

 

 

 

critica3

Ottavio Borghi, appassionato d’arte

Lascia così parlare il colore trasformandolo in vettore dell’introspezione,dell’analisi psicologica, di un nuovo senso estetico e di una nuova spiritualità. Colore al quale è affidato il compito di tradurre visivamente sentimenti e sensazioni, libero  finalmente dall’imperio del segno. Pittura astratta quindi, delegata a rappresentare immagini avulse dalla realtà sensibile, ma com’è costume della nostra autrice, anche un rifiuto estremamente garbato, se pure parziale della forma.

 

 

 

 

critica4

 P. Levi, critico d’arte Mondadori

Si tratta di emozioni espresse all’apparenza in modo casuale, eppure ogni quadro rivela equilibri rigorosi nelle forme e nello spazio , per quelle pennellate leggere ed aeree.Visioni aperte,queste di Grazia Badari, che sembrano distendersi su un’iniziale e spontanea espansione cromatica, la quale sembra provenire da un’invenzione lirica e poetica del tutto soggettiva.Emergono,poi, figure silenziose collocate in uno spazio strutturato concettualmente, in cui  l’artista, cancellando il riconoscibile, crea un’ambientazione teatrale di tinte dirompenti, in linee sinuose.Infine, in una scelta legata alla partecipazione passionale.l’autrice utilizza colori di una naturalità ancora possibile. Il confine tra realtà e forma è quindi labile e la riconoscibilità sussiste, in ogni caso, come memoria frammentata.

 

critica5

SCAMPOLI LUMINOSI

"I quadri di Grazia Badari sono un inno alla ricerca della luce. Ogni tratto, ogni sfumatura, ogni soggetto, ha la trasparenza e la luminosità velata dell’emozione del momento.La scelta cromatica, spesso delicata e apparentemente naturale, rimanda tuttavia a percorsi intimi complessi e assai personali, riportati in sintesi sulla tela attraverso una sensibilità artistica e pittorica che raramente, nella frenesia della vita contemporanea, viene ascoltata e osservata, ma ignorare i quadri di Grazia Badari non è però possibile perché, proprio come gli ultimi bagliori dorati del sole autunnale, mostrano scampoli luminosi che indicano una via alternativa alle ombre che sempre più si allungano, non solo davanti ai passi del corpo, ma anche davanti ai passi dell’anima, che vuole avanzare nel suo percorso di evoluzione, che non vuole arrendersi al freddo che, prima o poi, arriverà.Le linee, sempre così nette eppure sinuose, accompagnano dolcemente chi osserva, come ricordi perduti che si risvegliano ripercorrendo vecchi sentieri, su quali, forse, non si camminava da tempo, magari seguendo giorni lontani  o fantasticando sul futuro, perché questo è l’autunno: un momento di raccolto, di frutti, di introspezione, di luminose basi gettate per progetti che verranno."         Stefania Ferrari

 

critica6

CRISTALLI DI CIELO

Presidente dell’Accademia Nazionale di Belle Arti di Parma

Il settecento fu caratterizzato, in tutte le arti, dalla grazia, l'ottocento dal sentimento e il nostro tempo, dall'inizio del secolo breve, dalle emozioni. Grazia Badari non può sfuggire a questa costante, che abbiamo semplificato al massimo. Anche la sua pittura è dominata dalle emozioni, dal tentativo di catturare un attimo, un momento nel quale si crede o sembra annidarsi l'intensità stessa del vivere, il nocciolo segreto dell'esistenza, inseguendolo e dichiarandolo con maggior semplicità e naturalezza di quanto facciano altri artisti, quasi restii nell'aprire il loro animo.
Una sincerità, che in arte diventa autenticitàe;, che accetta che il flusso della vita sia una eterna corrente elettrica, che vibra, che si spezza, che riprende vigore, un lasciarsi andare senza paura e senza difese, che in Grazia Badari ha la corda di sicurezza nell'amore per la pittura, nell'innato senso del colore, nella sperimentazione solitaria, continua, spinta al limite del suo stesso sentire, insomma l'ancora  nel linguaggio e nelle sue inevitabili regole sintattiche, cromatiche, formali e nell'eco di passate stagioni dell'arte che permangono in tutti noi, persistenti nella retina e nei ricordi, che costituiscono la tradizione, l'evoluzione e la storia stessa dell'arte occidentale, dalle avanguardie storiche all'informale e alle varie riprese di tendenze, scuole e persino maniere. Il tutto rivissuto con la libertà; che il cedere ad una emozione consente.   Prof.re Marzio Dall'Acqua

 

critica7

Prof.re Rino Battistini

E’ avvenuto poi il suo passaggio dal figurativo all’astratto e al materico, realizzando stesure con l’uso del gesso, della sabbia e della cenere, miste a colori ad olio. Grazia ha trovato così il timbro espressivo che l’ha portata ad esprimere atmosfere oniriche e di intensità psicologica, come per svelare i segreti e i vincoli dell’inconscio, rivivendo i miti della classicità.

Le atmosfere dei suoi antri e delle mura ciclopiche, la riportano al mito platonico della caverna, in cui la luce riflessa e le ombre alterano la visione esterna della realtà. Questo stato simboleggia le esitazioni, i complessi di dipendenza, che limitano la capacità di percepire gli aspetti veri della realtà oggettiva ed affettiva.

Il dipinto ‘Il ritorno di Odisseo’ esprime il ‘ritorno’ dell’artista da un viaggio di acquisita consapevolezza interiore, in cui, attraverso i cenni simbolici e figurativi alle avventure dell’eroe, ritrova i ricordi della giovinezza, ed una impronta forte, totalizzante dei suoi mezzi espressivi, in cui le emozioni e le tecniche fioriscono nei toni luminosi come nei quadri della mostra ‘Cristalli di Cielo’.